Di me cosa ne sai, al Mexico

Un documentario misura la temperatura del cinema italiano, in scena nella sala "indie" della città

Dal 16 ottobre, la programmazione del cinema Mexico è dedicata a un documentario intitolato Di me cosa ne sai, diretto da Valerio Jalongo, un insegnante che cerca in questa sua opera di spiegare il perchè della crisi del cinema italiano. Al debutto al Mexico, la platea è quasi piena, il proprietario del cinema, Antonio Sancassani, fa gli onori di casa, rimarcando lo sforzo del Mexico di mantenersi voce indipendente nel panorama delle sale milanesi: "Non mi piego a qualcuno che mi dica cosa proiettare nel mio cinema, voglio essere io a deciderlo, scegliendo tra i film che magari nessuno vuole proiettare, come accadde per Il vento fa il suo giro o per Di me cosa ne sai. È una libertà che ha un prezzo, perchè succede poi che i distributori non mi diano le copie dei film che chiedo, perchè non accetto di entrare nel sistema, in queste condizioni diventa difficile riempire la programmazione del Mexico".

CONCORSO DI COLPA - Nel documentario si guarda con nostalgia agli anni Settanta, quelli in cui c'erano spaghetti western e i film di Pasolini, e ci si chiede cosa sia accaduto da allora fino ad oggi. Impresa non facile, con cui Javone si misura anche per ragioni personali: "Io non sono uno storico del cinema, volevo raccontare una storia che in trent'anni non è mai stata raccontata. A spingermi è stato un motivo familiare: mio zio era un produttore indipendente, quando non è più riuscito a lavorare a determinate condizioni, ha cominciato a spegnersi come professionista e anche come persona". A fine proiezione, il regista si misura con il pubblico che chiede chi sia il colpevole del decadimento del cinema made in Italy: "Credo che ci sia un concorso di colpa, ma preferirei che foste voi spettatori a tirare le fila. Certamente ci sono elementi che sono stati influenti, come la fuga di tre grandi produttori italiani (Grimaldi, De Laurentis, Ponti) in America a fine anni '70". Le ragioni di quella fuga le spiega De Laurentis nel film e sono legislative: "da allora il cinema italiano non si è sentito più protetto dalle leggi dello Stato e oggi, con il taglio del FUS, abbiamo la conferma che la politica non ha mai considerato il cinema come un attore culturale, né mai lo ha aiutato", continua Javone. 

FELLINI - A metà proiezione sullo schermo compare Federico Fellini in alcuni servizi giornalistici dei primi anni '80: prima lo troviamo mansueto, spiega come non pensasse tanto al pubblico in sala quando lavorava a un progetto, quanto a raccontare a una storia, dei personaggi. Poi il documentario ci racconta della sua battaglia legale per impedire che i film venissero interrotti dalla pubblicità durante la loro proiezione televisiva e il Fellini che vediamo in quei momenti è decisamente arrabbiato: "Penso che in quel momento Fellini avesse visto giusto: non difendere l'integrità dei film in quella occasione avrebbe portato a una conseguenza culturale, a considerare il cinema qualcosa di serie B. La lotta per la trasmissione dei film in tv senza pubblicità è stato un bivio, dove si è scelta la strada sbagliata". I passaggi di Fellini nel documentario sono appaluditissimi dal pubblico in sala, pubblico che a fine proiezione si ferma, fa domande, poi esce e torna a casa, forse senza risposte, ma con qualche pensiero in più che gira per la testa. Di me cosa ne sai termina con l'immagine di un marciapiede, dove passano decine di persone, i piedi, le gambe sono di vecchi e giovani, uomini e donne: la voce narrante spiega la mancanza di un cinema che racconti questo nostro paese oggi, i suoi problemi attuali. Di me, di questa Italia, il cinema cosa ne sa? Di me, di questo cinema, chi ne decide le sorti, cosa ne sa?

Jalongo ringrazia, Sancassani ringrazia e annuncia che, a momento debito, Di me cosa ne sai verrà sostituito in cartellone da La fisica dell'acqua: è il film di Felice Fontana, uno dei protagonisti del documentario appena visto, inseguito da Jalone quando Fontana non riusciva a trovare i fondi necessari per concludere la sua opera e farla proiettare: l'annuncio arriva come l'happy end della serata.