Chronicle Recensione

Chronicle: novelli supermen nell'era del digitale

In sala un thriller che mostra le molteplici sfaccettature del potere

Cosa succederebbe se un teenager dell'era 2.0 scoprisse di avere dei superpoteri? A questa domanda prova a rispondere Josh Trank nell'opera prima Chronicle. Un collage di immagini provenienti da diverse telecamere, ovvero un found footage movie, che mostra le reazioni di tre ragazzi alle prese con l'acquisizione di poteri telecinetici. E come recita la tagline del film, "è sempre divertente, finché qualcuno non si fa male".

CRONACA DI UN FATO ANNUNCIATO - Supportato in fase di scrittura da Max Landis (figlio del celebre John), Trank crea uno script prettamente fumettistico e ricco di effetti speciali dal risultato realistico. Mai ironico, inscena una serie di situazioni permeate da imminenti tragedie. Aforismi di Platone, Jung, Schopenhauer e darwiniane teorie sui super-predatori preparano lo spettatore alla visione di catastrofici eventi, raccontati però con un ritmo lento e ostico. Limiti adducibili alle scelte stilistiche: siamo infatti davanti a un mockumentary (falso documentario) realizzato con la tecnica del found footage, un format che ci fa riflettere su come la nostra quotidianità sia monitorata ininterrottamente da telecamere, webcam, videocamere e cellulari.

IL QUARTO PROTAGONISTA - "Il modo in cui viene usata la macchina da presa è assolutamente inedito"- ha dichiarato il produttore Adam Schroeder sul ruolo della videocamera - "non è solo uno strumento con cui raccontare una storia, bensì un personaggio vero e proprio, oltre che un'estensione dell’interprete principale". Il protagonista in questione è interpretato dal giovane Dane DeHaan (True Blood, Lawless), perfetto nei panni di Andrew, un sociopatico che condivide il "vizio" della regia amatoriale con i coetanei Steve (Michael Jordan) e Matt (Alex Russell).

Consigliato per chi ama le sperimentazioni cinematografiche e per capire come si crea un villain ad hoc. Da mercoledì 9 maggio al cinema.