Carrie, sguardo infernale a metà

Il romanzo di Stephen King torna al cinema nel nuovo remake con Chlöe Moretz e Julianne Moore

Una delle più celebri creature di Stephen King, Carrie, rivive sul grande schermo nel nuovo adattamento cinematografico diretto da Kimberly Peirce, regista di fama certamente meno solida rispetto a Brian De Palma, autore della prima riduzione. Nel ruolo che fu dell'allora ventisettenne Sissy Spacek, ecco arrivare Chlöe Moretz (Hugo Cabret, Kick-ass), lanciatissima star classe 1997. 

POTERI TERRIFICANTI – Carrie è il bersaglio di Chris, Sue e di altre odiose compagne di liceo, capaci di cattiverie feroci contro di lei. Crudele è anche sua madre (Julianne Moore), una donna fanatica, terrorizzata dalla corruzione del mondo e con un senso distorto del peccato. Carrie sopporta il peggio, fino al linciaggio (a mezzo tampax) subito dalle "amiche" quando, nelle docce della scuola, le arrivano le prime mestruazioni. La rabbia della ragazza trova allora via di sfogo nello straordinario potere di cui scopre essere dotata: la telecinesi, che le consente persino di far esplodere oggetti e far divampare il fuoco. Intanto, mossa da un senso di giustizia (o di colpa?), Sue si adopera per concedere a Carrie una chance di riscatto, spingendo il suo fidanzato a invitarla al ballo di fine anno. "Rideranno di te! Rideranno tutti di te!" profetizza la madre. Verrà così la festa e con essa anche lo sciagurato, inevitabile Armageddon scatenato da Carrie. Come si placherà l'orrore?

EFFETTI INDESIDERATI - Lo sguardo di Satana funziona nel raccontare il bullismo (qui in versione cyber, con i pesanti sfottò a Carrie postati sul web), e come non aspettarselo da una regista che ha al suo attivo Boys don't cry? Delude invece le aspettative del genere horror. Molti gli aspetti che smorzano la carica del film: dal personaggio protagonista "ingentilito" nell'aspetto (troppo, per trattarsi di una giovane disadattata) e psicologicamente poco scavato, ai dialoghi spesso stucchevoli. E la telecinesi resa come se fosse un trucco in stile Harry Potter ("Wingardium leviosa!") non dà una mano. Più la pellicola va avanti, più sbanda pericolosamente verso i territori del kitsch o del comico. Il violento finale fa riguadagnare tensione, troppo tardi però per instillare nello spettatore l'inquietudine che una storia e dei temi così controversi avrebbero potuto suscitare.

Al cinema dal 16 gennaio.