World War Z recensione

Brad ci salverà (dagli zombie)

In "World War Z" di Marc Foster, Pitt difende il Pianeta da una schiera di voraci e agili non morti

Noi, pubblico famelico, come vampiri a caccia di sangue o zombie in astinenza da carne fresca, fremiamo di eccitazione correndo al cinema per vedere  l'"ultimo film di", nonché l'"ultimo film con", se non l'"ultimo film su". World War Z è l'ultimo film con Brad Pitt, l'ultimo del regista Marc Foster (Neverland, 007 Quantum of Solace), l'ultimo sugli zombie. Uno di quei titoli patinati il giusto per attirare al cinema anche quel pubblico che in genere eviterebbe categoricamente siffatta tematica. 

LA TRAMA - Gerry Lane ha il volto e il capello di Brad Pitt, qui acconciato come nello spot di Chanel n.5, il che non giova troppo al suo ruolo di salvatore del mondo. Lane ha lasciato un non meglio identificato lavoro all'ONU come "risolutore" nelle zone di guerra per stare accanto alle figlie e alla moglie. Improvvisa esplode l'epidemia di un virus che trasforma gli umani in belve affamate di corpi di altri umani. Qualcuno inizia a parlare di zombie. Tutto il globo viene presto travolto dalla violentissima caccia al vivo da masticare, mentre la "Pitt family" trova rifugio su una portaerei americana. Ma i posti sono contati: per godere di quel riparo bisogna meritarselo. Così, per garantire la sicurezza degli amati, Pitt -  pardon, Lane - accetta di guidare una task-force che indaghi sul virus trasmesso dai non morti. Vola in Corea del Sud, focolaio della pandemia, passa da Israele per atterrare provvidenzialmente in Inghilterra. Qui, in un centro dell'OMS, Lane cercherà di trovare la cura che salvi l'umanità dalla piaga del contagio.

BUONE PREMESSE, RISULTATO INCERTO - Foster punta il dito sulla precaria salute del Pianeta e sulle responsabilità umane fin dai titoli di testa, creando una sorta di paragone tra lo status di zombie e la stolta inconsapevolezza umana. Titoli di testa ansiogeni il giusto per preparare all'angoscia degli attacchi violenti e serrati dei non morti, che trascinano lo spettatore nel mezzo della scena. Abilissimo il regista nel gestire proprio le scene d'azione, forte di una sceneggiatura che propone zombie come non se ne erano mai visti: agilissimi e veloci tanto quanto insaziabili, pronti a spostarsi come sciami di insetti voraci, ma catatonici quando intorno a loro non avvertono la presenza di umani da addentare. Tanto incalzante la prima parte del film, quanto più zoppicante l'ultima, frutto di evidenti pasticci degli sceneggiatori e della produzione che, di fronte a un budget astronomico, ha forse spinto per chiudere velocemente i lavori e passare alla fase botteghino. Peccato, perché
World War Z stuzzica gli inesperti di zombie e pungola con 3D e azione i navigati del settore, lasciando però addosso un senso di incompiutezza.

In sala dal 27 giugno.