Blue Jasmine

Woody Allen dirige Cate Blanchett in una pellicola agrodolce su tradimenti, illusioni e fatalità

Come sa raccontare lui la commedia umana in 120 minuti di immagini, nessuno mai. Woody Allen c’è. Ancora. Dopo quarant'anni (e oltre) di cinema, ecco in sala il suo Blue Jasmine, accompagnato da critiche positive più che fondate. Non solo per la sua splendida protagonista, una formidabile Cate Blanchett, ma grazie a un Allen in piena forma, che tesse strati su strati di significati ed emozioni facendoli mandar giù al pubblico come un bicchiere d'acqua. 

LA STORIA
- Jasmine lascia New York per San Francisco dopo la drammatica bancarotta del marito Hal (Alec Baldwin), magnate della finanza, amato benefattore. Si scoprirà essere ladro, traditore, fraudolento criminale: il Madoff della situazione. Jasmine trova allora riparo nella bettola della sorellastra Ginger (Sally Hawkins), consolazione nella Vodka, sostegno negli antidepressivi. Ginger la spinge verso una "normale" quotidianità: un lavoro da segretaria, un corso di computer. Ma la donna vagheggia la vita che fu, si porta appiccicati addosso abiti firmati, portamento e cliché da signora di Park Avenue. Oramai inutili, fanno anzi a pugni con quel suo sguardo stralunato da perenne sbronza  in corso. Parla da sola, Jasmine, anche quando parla con gli altri: non fa che raccontarsi degli Hamptons, dei viaggi, dei party… Non sente nemmeno i giudizi della gente che sentenzia: sapeva dei misfatti del marito, ma ha preferito guardare dall'altra parte. Ma chi la biasima può davvero scagliare la prima pietra? E poi: quale ruolo ha avuto Jasmine in quel tracollo finanziario? Che cosa ha perso veramente? 
 
IL TOCCO DEL MAESTRO - Il regista farcisce il confronto fra le due sorelle con ingredienti a lui cari: destino ineluttabile, umana forza di volontà, caos e libero arbitrio. I personaggi, che siano puri di cuore o disincantati, sono funestati dalle loro stesse meschinità o dal Fato. Stavolta però Allen rivisita anche i miti americani della Second Chance e della Frontiera ("Go West!"), che, inutile a dirsi, ne escono ammaccati. Dopo Midnight in Paris, torna anche la riflessione sul Passato, ma qui il personaggio protagonista non trova antidoto alla futilità dell'esistenza, anzi si inchioda in un loop di ricordi e illusioni. Mentre lasciamo Jasmine sola coi suoi farneticanti sogni di agiatezza, su una panchina d'autobus nella città più europea d'America, è forse impossibile non provare per lei un mix di tenerezza, compassione e comica amarezza.

In sala dal 5 dicembre.