La versione di Barney Recensione film

Appuntamento con Barney

Quello col protagonista del romanzo di Mordecai Richler è un incontro che s'ha da fare. Ora anche al cinema

Certi film si guardano con una mano a schermare gli occhi. Certi film che non sono horror ma che fanno paura come se lo fossero. Perché sono tratti da grandi libri e la paura è quella di vedere scelleratamente trasposte sul grande schermo le pagine di una lettura che ci ha colpito e ispirato. È il caso de La versione di Barney, romanzo di Mordecai Richler che giunse in Italia nel 2000 sull'onda di recensioni (giustamente) entusiaste. Barney Panofsky ne è protagonista: una sorta di "giovane Holden" cresciuto. Irriverente, egocentrico, sfacciato, gustosamente unpolitically correct.

Ebreo, produttore televisivo senza scrupoli o quasi, Barney dispiega (nel libro e nel film) ormai da anziano la sua giovinezza sul filo rosso delle relazioni che ne hanno segnato la vita: Boogie, o "dell'amicizia infranta", il padre erotomane (interpretato da un Dustin Hoffman come non si vedeva da un pezzo) un matrimonio tragico (con Clara la folle), un altro comico (con Mrs. P la vanesia), un terzo in stato di grazia (con l'amatissima Miriam). Inutile stare a spulciare la pellicola cercando i punti in cui la sceneggiatura non è fedele al romanzo. Si ride e si sorride, specialmente laddove entra in scena Hoffman, e si piange. Per l'amore perduto, per la memoria svanita (Barney è affetto dal morbo di Alzheimer), per gli errori sciocchi che mandano tutto all'aria ("Abbiamo una vita", dice un Barney fedifrago all'adorata Miriam. "Avevamo una vita" gli risponde lei). Si piange per la natura umana fuggevole e teneramente, dannatamente, fallibile. È questo che La versione di Barney comunica, nelle righe di Richler e nelle immagini del regista Richard J. Lewis e tanto basta a far reggere al film il confronto con il libro. Certo, abbonda la retorica, specie sul finale. Per qualcuno  la pellicola ha un tono troppo edulcorato rispetto al romanzo, ma se mancano le "tirate" di Barney sugli ebrei, le donne e molto altro, la scena in cui il bravo Paul Giamatti (l'attore protagonista) inveisce contro un'attricetta della sua serie televisiva basta a rendere l'irascibilità e il cinismo del personaggio.

La versione di Barney di Richard J. Lewis (alle spalle molte regie televisive e pochissime pellicole) non è un grande film, ma si difende bene. Inevitabilmente chi avrà letto il libro si chiederà: "Se non conoscessi il romanzo, amerei di più questo film?". Impossibile conoscere la risposta. Più facile la via per chi non conosce il Barney Panofsky letterario e dopo la visione della pellicola sarà invogliato ad incontrarlo in un tête-à-tête su carta (o su eReader). Uno di quegli incontri che vale la pena fare.