Agosto vagamondo

Viaggio gustoso fra Asia e Sudamerica. Per assaporar esotiche delizie restando a Milano

Spaghetti di soia per sognar la Cina. Maki e sashimi per far un salto nel Paese del Sol Levante. Pollo tandoori per un morso d'India. E appetitosa picanha per lasciarsi catturare dalla carica carioca. A volte, basta assaggiare per viaggiare. Ecco allora qualche consiglio per un ambrosiano agosto vagabondo. Anzi, vagamondo.

CINA E DINTORNI - Equilibrata, radiosa e armoniosa. Così è l'haute cousine cinese del ristorante Bon Wei. Diretto con grazia da Wang Pei (per tutti Chiara) e dal marito Yike Weng. Mentre a lavorar riso, granchio, rane e pinne di pescecane ci pensa lo chef Guoqing Zhang, forte di una lunga esperienza a Hong Kong e fiero di proporre pietanze leggere e delicate. Che superano i canonici pollo alle mandorle e involtini primavera, per esprimersi in piatti ricercati e raffinati. Come l'astice con zenzero e cipolla, il rombo saltato con le verdure, i gamberoni con gli asparagi e l'anatra alla pechinese, servita nella crêpe e senza necessità di prenotazione. Per un'esperienza sensoriale che sposa uno spazio dalle nuance noir, accese da eleganti lacche rosse. Toni avvolgenti ma più smart, invece, per Famoso fusion, dove il giovane patron Zhixian ama mixare spezie e ingredienti, creando intriganti dressing e aromatiche ricette. Così, accanto a tipicità del Paese del Drago, ecco apparire fagottini thai e pollo satay, piccantini noodles con gamberi, frittatina, menta e noccioline, nonché la marina zuppa tom yam pla, con latte di cocco. E per bocconi più jap? Lo spicy & crispy roll, con tonno crudo e croccante. Giappone che ritorna, in tandem con la Cina, anche nelle tre oasi siglate Wu Taiyo (di via Adigevia Plinio e viale Ranzoni), dove non perdere gli hamachi gunkan, teneri turbanti di ricciola; gli uramaki vegetariani; l'oshi-zushi, sushi in foggia compatta e rettangolare; e il pesce misto in terrina di terracotta.

NOTE NIPPONICHE - È limpido e puro. Come il nome che porta: Kiyo. Un ristorante jap dagli arredi chiari e dalle linee pulite, che vanta operosi sushimen e un cuoco giapponese quale Katsumi Soga, pronto a creare prelibatezze dalla verve contemporanea. In carta? Kevice di pesce in scenografica ampolla di vetro, con rucola, porri e K dressing, firma dello chef; ricciola yuzukosou (salsa a base di yuzu e soia); branzino cileno marinato al miso e coda di rospo kara age in agrumata salsa ponzu. Senza dimenticare gli omakase, ossia i menu degustazione: uno ittico e uno vegetariano. E vaga fra acqua e terra pure il Miyama, nipponico eden giocato su due livelli: sopra, una sala dai tavoli blu cobalto e dalle lampade-corallo, tanto che pare di stare in fondo al mare; sotto, un salotto zen in cui il rovere naturale dialoga con pietra e sabbia. Da assaggiare? Lo yaki meshi in black, con riso Venere e rosato astice. Intanto, da Asahi, spunta un sole rosso fuoco e illumina fini sashimi, sfiziosi futomaki fritti e soffici sake ino yaki, sfere di crema di patate e salmone. E per finire? Sushi dessert: quattro candidi semifreddi, su fondo di meringa e con un velo di frutta a far da golosa copertura. E Miyako? Dice 23. Nel senso che la formula "all you can eat" costa 23 Euro (bevande escluse). Per appagare il palato, spaziando dagli yakitori (spiedini di pollo) agli yakiebi (spiedini di gamberi grigliati), dagli udon alla dorata tempura.

GASTROVAGANDO - E per scoprire lo street food indiano? Non bisogna camminare sul lungomare di Mumbay, ma entrare al Tara e ordinare gli chaat, rilettura asiatica dei cibi da passeggio (ma serviti a tavola). In versione samosa (con top di ceci e salse) o chicken. Pollo che ricompare, in veste hariyali, con latte, zucchine, carote e pannocchiette; e in declinazione chilli, con peperoni e peperoncini piccantini. Senza dimenticare il profumato riso basmati, i cremosi curry e le prelibatezze cucinate nel forno tandoor. Girano sugli spiedi, invece, le eccellenti carni del Barbacoa, preparate secondo l'arte antica del churrasco e presentate seguendo il brasiliano rituale del rodízio. In uno spazio capace di sposare ospitalità e discrezione, dove abili passadores servono una dozzina di tagli succulenti. Fra cui la classica picanha de bola (codone), la speciale picanha nobre (parte di punta), l'assado de tira (parte di biancostato) e il cupim (gobba di bue). E se si volesse far poker, passando dal Sudamerica al Giappone, dai formaggi alle insalatone? La scelta sarebbe una e quadrupla: chiMIama, multi-restaurant suddiviso in più aree, dedicate a sushi, a carni cotte alla brasileira, a salumi e latticini e a frutta e verdura. Per frullare di freschezza.