Recensione mostra Marina Abramovic

Nelle mani di Marina

A Milano, l'Abramovic presenta un inedito progetto pensato per il pubblico del PAC

Nella sua breve trasferta milanese, Marina Abramovic non si è certo risparmiata: è stata ospite nello studio televisivo di Quelli che il calcio, ha presentato l'inedito progetto The Abramovic Method al PAC e tenuto una conferenza al Teatro dal Verme, ha inaugurato una seconda mostra da Lia Rumma e promosso l'uscita nelle sale cinematografiche del documentario The Artist is Present. Poca cosa, se si pensa che l'artista, icona mondiale della Body Art, in passato si è sottoposta a torture fisiche e psicologiche di qualsiasi genere: dalle ferite che si infliggeva di fronte al pubblico alle ore trascorse immobile in una sala del newyorkese MoMA. Con la nuova personale al PAC, l'Abramovic apre un nuovo capitolo della sua carriera.

IL METODO - "The Abramovic Method non è scioccante come altri miei lavori: di quello mi occupavo negli anni Settanta, un periodo in cui gli artisti dovevano capire il significato del dolore e testare i propri limiti. Adesso mi interessano le esperienze mentali, che spesso sono più difficili perché richiedono grande volontà". Il cambiamento è arrivato con l'estenuante The Artist is Present, inscenata nel 2010 al MoMA. Per tre mesi, sette ore al giorno, l'Abramovic è stata seduta immobile a un tavolo mentre i visitatori erano invitati a sederle di fronte per il tempo desiderato. "Quella performance ha letteralmente stravolto la mia idea della vita e dell'arte" spiega "Ho capito che, da semplici spettatori, i visitatori devono diventare parte dell'opera. Al PAC, il pubblico accetta di farmi dono del suo tempo e io ricambio con un'esperienza". E così, via smartphone, tablet, iPod: si indossano un camice bianco e un paio di cuffie per immergersi nel silenzio più totale e ci si posiziona, come da istruzioni, vicino alla strumentazione creata per l'occasione: sedie, lettini e gabbie che incorporano legno e cristalli in grado di instaurare un "dialogo energetico" con il pubblico.

L'IMPORTANZA DEL TEMPO - Il rituale, cadenzato e preciso, è stato studiato per permettere ai visitatori di riappropriarsi del tempo. "Provo un rapporto di amore e odio per la tecnologia" spiega l'artista "Presenta indubbiamente molti vantaggi ma credo che ci abbia fatto dimenticare il valore del tempo e allontanato dal nostro centro spirituale. Personalmente, rimpiango gli anni in cui le lettere si scrivevano a mano e si imbucavano e le risposte arrivavano dopo una decina di giorni". Come una novella guru spirituale, l'Abramovic prova ad aiutarci con quello che sa fare meglio, e ne approfitta per sollevare una questione tanto spinosa quanto attuale: "Molti giovani oggi vogliono solo diventare ricchi vendendo le proprie opere a caro prezzo. Ma l'arte non è un bene di consumo, è l'ossigeno della società. Per questo noi artisti abbiamo una responsabilità etica: dobbiamo trasmettere valori forti e saper prevedere il futuro". Per testare il suo "Metodo" c'è tempo fino a giugno, ma dal 25 marzo la performance viene condotta da un gruppo di assistenti preparati personalmente dall'Abramovic. Senza la carismatica e rassicurante presenza di questa affascinante artista, l'esperienza sarà la stessa?