Mostra Klimt, Recensione

Klimt: tra immagini e musica

Una mostra allo Spazio Oberdan celebra il grande artista austriaco nel 150esimo anniversario dalla nascita

Ci sono le meteore, quelle che durano il tempo di una personale o di una performance. E ci sono i maestri, quelli che -nonostante il passare del tempo e l'evolversi del gusto- riescono a stupire e stregare, sempre e comunque. Come Gustav Klimt. Idolatrato (e discusso) nella Vienna di inizio Novecento, è ancora capace di farci riflettere e sognare. E così Milano sceglie di rendergli omaggio, a 150 anni dalla nascita, con una grande mostra allo Spazio Oberdan. Un percorso in cui disegni, manifesti e documenti completano e arricchiscono una copia scenografica del Fregio di Beethoven, capolavoro klimtiano ispirato alla Nona sinfonia del compositore tedesco.

TUTTO È ARTE -
L'esposizione si apre con una serie di manifesti originali dell'epoca, che testimoniano come per Klimt e per tutti i secessionisti ogni forma espressiva fosse degna di essere considerata Arte. E così anche la grafica dà vita a piccoli capolavori: le forme sinuose e il lettering elegante dei poster realizzati da Koloman Moser e Leopold Stolba, i suggestivi accostamenti cromatici e l'impaginazione impeccabile della rivista Ver Sacrum, l'organo ufficiale del movimento secessionista. E i disegni autografi di Klimt, sensuali nudi femminili realizzati in preparazione del Fregio.

UN INNO ALLA LIBERTÀ -
Al centro del percorso c'è proprio questo monumentale omaggio a Beethoven, che, come afferma la curatrice Annette Vogel, "è la quintessenza della Gesamtkunstwerk, l'Arte Totale tanto cara ai secessionisti. In esso disegni, pittura, grafica si fondono dando vita a un'opera monumentale e spirituale, difficile da descrivere in poche parole. Nel Fregio si racconta della continua ricerca dell'uomo per la libertà, per l'amore e per la felicità: bisogni fondamentali che possono essere soddisfatti solo grazie all'Arte." E mentre in sottofondo scorrono le note della Nona sinfonia, il visitatore si perde ammirando l'accuratezza della riproduzione. Maria Porro, la giovane scenografa che ha realizzato la copia insieme a un team tutto al femminile, spiega: "Per riprodurre la matericità dell'originale (in cui Klimt inserì anche chiodi, sabbia e pietre dure, ndr) abbiamo usato materiali tradizionali come marmo di Carrara, pigmenti e polvere d'oro, e tecniche manuali quali la pittura e l'intarsio. Speriamo di essere riuscite a restituire almeno in parte la magia di quest'opera straordinaria." Il risultato è sorprendente, provare per credere.