Enrico Baj, ironico contestatore

Alla Fondazione Marconi, una mostra dedicata all'artista milanese e alle sue "Plastiche"

Il titolo è chiaro e diretto, Plastiche. Nessun dubbio sul materiale al centro della mostra alla Fondazione Marconi, dedicata alle sperimentazioni dell'artista milanese Enrico Baj.

Fra i principali protagonisti dell’avanguardia italiana, Baj ha iniziato a lavorare con la plastica nel 1963, usando le colorate mattonelle dei Lego e incollandole su tessuti decorativi. Alcune di queste opere sono esposte nella prima sala, in cui si trova anche Punching General, divertente scultura a forma di generale pluridecorato, montata su una molla come un punching-ball. Baj sosteneva scherzosamente di averne consigliato l'utilizzo alle forze dell'ordine "affinché gli studenti del '68, volendo scaricare il loro odio verso l'autorità costituita, fossero messi nella possibilità di prendere a pugni finalmente un generale".

La plastica è per l'artista il materiale-simbolo della società industriale e del potere. Un altro elemento ricorrente sono le cravatte, che Baj considerava "lo status symbol sostitutivo delle medaglie...tutto il mondo si è piegato alla legge della cravatta. Per alcuni è un nodo scorsoio, per altri un fallo pendulo, per altri ancora la prosecuzione del cordone ombelicale". Al piano superiore della Fondazione, composizioni dai colori brillanti, quasi fluorescenti, strambi personaggi che manifestano l'ironia e l'apparente leggerezza di un artista ancora molto attuale.