Brera: the Director's Cut

Il grande regista Ermanno Olmi firma il nuovo allestimento del Cristo morto di Mantegna alla Pinacoteca. Con il pensiero a Expo 2015

Era in un angolo, con poco spazio davanti e una certa confusione attorno. Adesso ha il posto che si merita e che lo valorizza per quello che è: un capolavoro assoluto della pittura italiana del '400, ammirato in tutto il mondo. Si tratta del Cristo morto di Andrea Mantegna, uno dei "pezzi da 90" che fanno della Pinacoteca di Brera una delle gallerie più importanti del globo. A dargli il giusto risalto, con un allestimento che non è azzardato definire cinematografico, è stato Ermanno Olmi, il grande regista bergamasco nato artisticamente a Milano, chiamato a questo compito dalla sovrintendente Sandrina Bandera.

L'OCCHIO DEL MAESTRO - Cinema del silenzio e dello sguardo interiore, quello di Olmi, che trova un perfetto riscontro nella sublime rappresentazione del dolore messo in opera da Mantegna. Dal 3 dicembre, si possono ammirare in una nuova luce anche la Pietà di Giovanni Bellini e molte opere del '400 veneziano che fino a ieri affollavano un po' caoticamente la VI sala. L'operazione (descritta in dettaglio nel catalogo realizzato per l'occasione da Skira) ha permesso anche di intervenire sui quadri con opportuni restauri e, soprattutto, di studiarli più a fondo. Con risultati sorprendenti, come l'identificazione dell'autoritratto di Mantegna nel volto del Cristo. Un fatto che non deve sorprendere, in quanto la tela venne eseguita dal pittore per se stesso in seguito alla scomparsa del figlio prediletto.

ALIMENTAZIONE E VERDE URBANO - Il legame di Olmi con Milano va però oltre l'importante allestimento di Brera. Il maestro sta infatti lavorando a un progetto cinematografico per Expo 2015 il cui tema, l'alimentazione, è stato già affrontato dal regista cinque anni fa con il film Terra Madre"La Terra è in grado di sfamare tutti i suoi abitanti" dice il cineasta, "ma oggi anche le ricchezze agricole non sono distribuite equamente. Una società che tollera queste discriminazioni non può resistere a lungo". E alla nostra domanda sul significato degli Orti Planetari (uno dei progetti iniziali di Expo, lanciato dall'ex assessore Boeri e poi modificato, ndr), risponde "Le faccio un piccolo esempio, apparentemente banale, di cui sono stato testimone proprio qui a Milano. In terreni incolti del Demanio, vicino alle ferrovie, in zone periferiche, alcune persone avevano ricavato dei piccoli orti che coltivavano per sé e per i propri amici. Quando lo stato decise di sfrattarli, io scrissi in loro difesa sul Corriere e, per fortuna, il Demanio ci ripensò. La verità è che ogni essere umano dovrebbe poter disporre di un orto, utile per il suo nutrimento. È l'unica condizione per la sopravvivenza della nostra specie. Questo dovrebbe insegnare il progetto di Expo".