Ristorante The City a Senago

Una villa, un grande parco e un ristorante di classe. La suggestione è servita

In principio è il verde, rilassante e smeraldino, a occupare la vista. Poi arriva lei, bella e altera, come una dama di bianco vestita. Villa San Carlo Borromeo è una splendida dimora storica a Senago, alle porte di Milano. Ma non solo. E' un albergo a cinque stelle lusso dove tutto, ma proprio tutto, è un inno all'arte.
Lo si capisce dalle sale impreziosite da arredi d'epoca, oggetti ricercati e maestosi lampadari in vetro di Murano; dai prestigiosi quadri alle pareti delle gallerie che si snodano per la residenza, capolavori dei grandi maestri russi dell'Ottocento e Novecento nonché di artisti italiani e stranieri; dalle camere, mirabili compendi di gusto e raffinatezza con tanto di letti a baldacchino, tessuti pregiati, marmi e mobili antichi; e dal museo interno, sito al primo piano, location per mostre temporanee. Ma lo si comprende anche sedendosi al ristorante The City, elegante e raffinato regno dello chef Aristide De Vita, che crea, con saggia originalità, prelibatezze che omaggiano la stagionalità. E pure la mediterraneità.

TAVOLOZZA DI SAPORI - Aristide è bravo. Sia con la carne che con il pesce. Perché sa come lavorarli, elaborandoli in ricette fantasiose ma sempre ben calibrate, che omaggiano volentieri anche le verdure. Ecco allora il flan di fiori di zucca e Brie, zucchine alla menta e sciroppo di pomodoro; i gamberi spadellati, asparagi alle mandorle, pomodori passiti e riduzione di aceto balsamico; l'anatra marinata al ginepro, soncino al melone e salsa al vin brûlé; i ravioli di branzino agli asparagi e uova di salmone; il risotto giallo ai fiori di zucca e triglie in umido al pomodoro fresco; la zuppa di ceci e ragù di gamberi al lardo di Colonnata; gli gnocchetti di ricotta e spinaci ai porri e pomodorini di Pachino; i bocconcini di gallinella in guazzetto di pomodorini al basilico e patate nocciola; gli involtini di sogliola ai baccelli di vaniglia, marmellata di zucchine, pomodori confit e  salsa ai piselli; il carrè di agnello, patate schiacciate all'extravergine, pancetta croccante e salsa alla senape; il petto di faraona ripiena ai fiori di zucca, caponatina di verdure al basilico e salsa ai pomodori secchi; e i tournedos di filetto di vitello al crudo di Parma, purè di spinaci allo zenzero, salsa fritta e jus di carne. Piatti ricercati, sia negli ingredienti che negli accostamenti, ma sempre tenendo d'occhio l'equilibrio. Cosa che accade anche nei dolci, realizzati da un maître pâtissier: mousse di cioccolato fondente al rum e arancio e salsa alla menta; bavarese al cocco e zenzero e salsa nocciola; pudding al pistacchio con salsa alla vaniglia; semifreddo al caramello e anacardi e salsa al frutto della passione; meringa ai tre gelati e salsa al cioccolato e crostatina alla crema di mandorle e ciliegie e salsa al Grand Marnier.

CENA CON VISTA - Sul parco, ovviamente. Che si lascia ammirare attraverso le vetrate del ristorante. Un parco grande e rigoglioso, fresco di restyling. Da vivere, in estate, mangiando all'aperto e magari facendo pure una passeggiata fra i viali, le scalinate e le peschiere, seguendo un itinerario botonico fra magnolie, ginko biloba, cedri, gelsi e querce secolari. Un'oasi bucolica oggi impreziosita anche dalla presenza delle nove statue in terracotta dell'artista campano Ferdinando Ambrosino. Nove Muse ispirate alla cultura greca e al mito della sibilla cumanana, che sembrano varcare i confini del museo interno alla villa per uscire en plein air immerse nel verde.