Trattoria Masuelli San Marco a Milano

La cucina lombardo-piemontese sfiora il mare della modernità

"Bottega Storica", sia di Milano che di Lombardia. Un tal titolo si è meritato questo ristorante che nell'insegna porta incisa la data 1921.

Passato, presente, tradizione e costante dedizione. Tutto condensato in tre sale, intime e raccolte. In cui i candidi tovagliati dialogano con la boiserie in legno, le vetrate Liberty, le sedie Thonet e l'originale bancone bar degli anni Trenta, fascinoso scrigno per grappe e distillati.

Due lampadari griffati Venini e realizzati su disegno di Gio Ponti scendono dal soffitto blu, dominando vecchie stampe e fotografie nonché mobili di artigiana manifattura, forgiati da un abile falegname qual era Secondo, zio di Giuseppe Masuelli: radici alessandrine (di Masio) e attuale patron della Trattoria Masuelli San Marco, insieme alla milanese moglie Tina e al figlio Massimiliano.

Massimiliano, meglio noto come Max, è erede di un sapere capace di fondere la cultura lombardo-piemontese con la moderna essenza della creatività. Non dimenticando un familiare aforisma, coniato da papà Pino: "la semplicità non è superficialità o banalità, ma la sintesi di un lungo percorso attraverso la complessità".

La Trattoria Masuelli San Marco a Milano si trova in Viale Umbria 80, nei pressi di Porta Vittoria.

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cucina LOMBARDa, dal risotto alla milanese alla costoletta

"Bottega Storica", sia di Milano che di Lombardia. Un tal titolo si è meritato questo ristorante che nell'insegna porta incisa la data 1921. Anno in cui nonno Francesco e nonna Virginia fondarono la loro bottiglieria-trattoria in via San Vincenzo.

La trattoria si è poi trasferita in viale Bligny e, sul finire degli anni Venti, nell'attuale viale Umbria, comprando la licenza a cui si deve quel "San Marco" che sta ancora al fianco della parola Masuelli. Insomma, un intreccio di generazioni e di gastronomiche passioni.

La location è persino entrata a far parte dell'Unione Ristoranti del Buon Ricordo, presentando una ricetta da gustare e da collezionare. Il cui nome è Solare: tre milanesine di vitello che sfiorano un ondivago risotto allo zafferano.

Da assaporare con sale Maldon a corredo, avendo la certezza di portare a casa il piatto creato dai maestri della Ceramica Artistica Solimene di Vietri sul Mare.

La culinaria anima meneghino-lombarda non si ferma qui. E si svela pure nella brianzola börroeula, pasta di salame cruda ricavata dalla coscia di maiale, servita con crostini e prodotta Da Pinuccio, nota macelleria in quel di Sartirana di Merate. Da dove viene pure una nostrana delizia come il cotechino.

E ancora, la gustosa trippa alla milanese con i fagioli porta in tavola la genuinità. Per proseguire con la costoletta: poco battuta e cotta nel burro chiarificato. Come tradizione vuole. E per dessert? Crema di mascarpone lodigiano, naturalmente.

Il Solare piatto del Buon Ricordo: milanesine con risotto allo zafferano

Il Solare piatto del Buon Ricordo: milanesine con risotto allo zafferano

cucina PIEMONTESe, tra carne cruda, agnolotti e guanciale con polenta

Ma anche il Piemonte reclama la sua parte. Ecco allora in menu pietanze di langarola e monferrina virtù. Della serie: guanciale di fassone alla Barbera e carne cruda all'albese, condita con olio, sale, aglio e prezzemolo e incorniciata da soncino, pinoli e scaglie di mandorle.

Si continua con cardo gobbo di Nizza Monferrato (Presidio Slow Food) con fonduta leggera di Raschera; agnolotti piemontesi fatti in casa al ragù; e stufato d'asina su fumante letto di polenta. Non una qualunque, bensì quella di mais otto file (detto anche mais del Re), macinato a pietra dal Mulino Marino di Cossano Belbo, nel Cuneese.

La gialla bontà morbida e corposa è protagonista pure di portate che la vedono abbracciata al filetto di maiale con riduzione di Cherry con verza brasata o in compagnia del tenero guanciale di fassone.

Per chi ama i primi delicati, tagliolini di kamut con le sarde. Per coloro che invece apprezzano i formaggi, et voilà la sfilata di Montebore, Castelmagno, Robiola di Roccaverano, Tuma dla Paja, Taleggio d'Alpeggio e Gorgonzola naturale. Abbinati a una confettura di zucca bianca (by cascina Spaventapasseri di Mombaruzzo).

Come dessert si aggiungono il classico bonet e dolci di godibile intuizione come il semifreddo all'astigiano torrone Barbero con cioccolato caldo.

La carne cruda di fassone piemontese all'albese

La carne cruda di fassone piemontese all'albese

piatti FRA CAMPAGNA E MARE

Cresciuto a pane e tipicità, cuoco Max lancia comunque uno sguardo alla contemporaneità. Alleggerendo le preparazioni, non trascurando gli ingredienti di altre regioni e, talvolta, tuffandosi in mare.

Lo chef pesca prelibatezze come le code di gambero, che fanno capolino nella vellutata di ceci con concassé di pomodoro e olio extravergine d'oliva o i medaglioni di rana pescatrice con pomodorini freschi, zucchine arrostite, olive e basilico.

Per stare fra terra e acqua si può seguire un'ideale via ittico-norcina, assaggiando acciughe del Cantabrico, aringhe e burro e salumi selezionati, prodotti dall'alessandrina maison Pernigotti. Tra le chicche: salame cotto e crudo, coppa di Zibello e lardo piemontese.

Poi si passeggia in campagna, assaporando una densa pasta e fagioli di Lamon. Chiosando il pasto col bruciato di Max, la crème brûlée firmata dallo chef. Da sposare a un dorato Ramandolo, a un avvolgente Aleatico, a un mieloso Moscato del Molise, oppure a un Moscato di Pantelleria Liquoroso. Per un giro d'Italia in sorsi.

Il viaggio prosegue grazie a una lista dei vini capace di spaziare lungo tutto lo Stivale, sconfinare all'estero, oppure concentrare l'attenzione su una selezione di Barbera del Monferrato.

Una coccola per il palato: la vellutata di ceci con coda di gambero, concassé di pomodoro e olio evo

Una coccola per il palato: la vellutata di ceci con coda di gambero, concassé di pomodoro e olio evo

SPECIALITÀ QUOTIDIANE, i piatti del giorno

Accanto alla carta, sia a pranzo sia a cena, alla Trattoria Masuelli San Marco compaiono i piatti del dì. Per un quotidiano appuntamento con i sapori della tradizione.

Il lunedì, giorno in cui il ristorante è aperto solo a cena, è di scena il gran bollito misto (25 Euro): gallina, cappello del prete, biancostato, cotechino, testina e lingua di vitello con seguito di salsa verde, mostarda cremonese e cugnà piemontese.

Martedì viene proposto l'ossobuco con polenta o risotto (30 Euro); mercoledì tocca al foiolo (trippa alla milanese, 11 Euro); giovedì si dà spazio alla classica cassoeula (22 Euro) e venerdì è tempo di merluzzo bertagnin (della Bretagna) in umido con polenta oppure fritto con o senza cipolle (18 Euro).

Sabato? Via libera alla rollata di coniglio piemontese in umido (17,50 Euro) e in inverno, su prenotazione, alla tipica bagna cauda.

Invece, al mezzodì, dal martedì al venerdì, il menu generale è completato da quello del giorno: piatto unico con primo, secondo e contorno, dessert a scelta, acqua e caffè a 22 Euro. Per una pausa da buongustai.

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