
Arancio e ocra. A duettare fra archi profilati da disegni orientali e un soppalco raccolto e riservato, da cui ammirare un energetico sole rosso su sfondo blu. Al Tara, tempio indiano di buona cucina, ogni dettaglio è studiato ad arte, al fine di creare un'atmosfera avvolgente. E se dal soffitto scendono morbide fiamme luminose, sono le lampade a forma di fiori di loto a giocare con trasparenze ed evanescenze. Intanto, le sculture di Ganesh, il dio che rimuove tutti gli ostacoli, e di Lakshmi, la dea della fortuna nonché consorte di Visnù, vigilano sugli ospiti. Il titolare Ashwinder Singh (detto Ash) ha voluto dar vita a un luogo pregno di significati, trasformando il rito della cena in un'esperienza. Del resto, anche il nome Tara non è stato scelto a caso, visto che è lei a dea della giustizia e la combattiva fonte della vita.
CURRY E TANDOORI - Anzitutto, il curry non è una spezia, bensì una salsa, un brodo, un sughetto che va a completare una pietanza, ammorbidendone la consistenza. Un intingolo che può risultare semplice (solo con yogurt, latte o pomodoro) oppure complesso, a base di chiodi di garofano, coriandolo, cumino e curcuma. E il tandoor? È un forno dal rivestimento interno in argilla, che consente di raggiungere temperature di 400-600 gradi centigradi. Il passaggio determinante? Prima di essere infornati, gli alimenti vengono marinati per almeno otto ore in una varietà di spezie, aceto, yogurt o panna. Il risultato? Cibi teneri e gustosi. Persino il pane viene cotto nel tandoor, declinato in diverse varianti: roti (di farina integrale non lievitato), naan (soffice al latte), paratha (integrale a strati con burro), kishmish naan (con aromi e uva sultanina), cheese naan (con ripieno di formaggio) e lassan naan (all'aglio).
SFIZI ALLE SPEZIE - Moderna musica indiana in sottofondo, camerieri in abiti tradizionali e la cena è servita. Per iniziare: chicken roll (rotolo di pane e pollo) e prawn pakora (gamberi in pastella di ceci e lenticchie). Per continuare: tandoori misto, chicken tikka masala (cremoso curry di pollo), rogan josh (curry di agnello allo yogurt) e prawn malai (curry di gamberi al cocco). Le novità? Si chiamano chaat, tipici street food indiani in versione à la carte, a base di samosa (fagottino ripieno di patate e piselli) o di pollo (bollito e tagliato a tocchetti), arricchiti da ceci, salse allo yogurt e al tamarindo e croccantini-filini di lenticchie. Per un risultato morbido e fragrante, agrumato e speziato. Senza dimenticare alcune pietanze indo-birmane come il delicato hariyali chicken (con carote, zucchine e pannocchiette appena scottate) e l'agro-dolce-piccante chilli chicken (con peperoni e peperoncini). Da accompagnare a riso basmati. E per chi ama i cibi "verdi"? Alu gobi (piatto del Punjab a base di patate e cavolfiori); insalata di verdure condite con yogurt alla menta; vegetable kofta curry (curry di polpette); baigan bharta (polpa di melanzana affumicata e speziata); e chana masala (piatto di ceci del nord dell'India). Per finire, dolcetti al cocco o un phirni (budino di riso, mandorle, uvetta e zafferano).
SORSEGGIANDO - Una quarantina i vini in lista, affiancati dalle birre: la toscana ambrata al farro del Mugello, le indiane Kingfisher e Cobra, e le belghe rifermentate in bottiglia, come la Hy Super Beer (bionda dal profumo di crosta di pane e dalla schiuma compatta e cremosa), la Hy Cuvée (dal colore ramato, dato dall'uso del malto tostato) e la Saint Hubert Blonde d'Abbaye (dalle note intense di frutta gialla). Ma da provare sono pure la Blanche de Namur (preziosa di coriandolo e curaçao) e la Bloemenbier (dai sentori floreali). Non mancano il tè allo zenzero e il rinfrescante lassi, preparato con yogurt e polpa di mango.
POKER DI GUSTO - A pranzo, le proposte alla carta sono affiancate da quattro menu-piatti unici tematici (a 10 e 11 Euro), che eleggono a protagonista il curry di verdure o quello di pollo e agnello, il chicken tikka masala o il chaat vegetariano, a base di ceci e ortaggi, corredato da soffice pane naan.
