Ristorante Savini a Milano

Nessun dettaglio al caso e un'accurata ristrutturazione: il Savini torna all'antico splendore

Esclusivo. Salottiero. Charmant. Il Savini si riaffaccia sulla scena milanese bello, luminoso e fascinoso come non mai. Merito della saggia ristrutturazione voluta da Giuseppe Gatto, siciliano trapiantato a Milano più di trent'anni fa e già proprietario di ben tre locali cittadini, tutti vicini al Duomo. E merito anche dalla novella gestione affidata al figlio, Sebastian Luca Gatto, venticinquenne laureato alla Bocconi in Economia Aziendale e con le idee ben chiare: non tralasciare alcun dettaglio e far tornare il Savini a essere quello che era un tempo. Anzi, con una marcia in più.

VOCAZIONE GOURMET - Salendo le scale di velluto rosso vestite, si giunge al ristorante. Al primo piano, per poter meglio ammirare, dalle particolari finestre arcuate, quello spettacolo architettonico che è la Galleria. Poi, gli occhi vanno indirizzati all'arredo, raffinato sincretismo di lusso e linearità. Un mix equilibrato di eleganza e sobrietà, scandito da boiserie, affreschi, dipinti, stucchi, lampadari pregiati, tendaggi drappeggiati e specchiere. Ma sempre con garbo, senza mai sconfinare nell'opulenza. Un'oasi morbida e vellutata, dove assaporare la cucina di Cristian Magri, giovane chef di grande levatura e dalla tecnica consolidata. E il suo curriculum lo conferma, visto che i fornelli di Cracco, de Il Luogo di Aimo e nadia e de Il Vicolo di Corsico (dove era anche patron) hanno conosciuto la sua presenza. E qui cosa propone? Qualche piatto della tradizione, come il risotto allo zafferano, l'ossobuco in gremolata e la costoletta alla milanese, ma anche pietanzine creative quali "la cassoeula", rivisitazione al cubo della classica ricetta, la capasanta con rafano e carota e altre chicche ingegnose.

A TUTTO TONDO - Niente spigoli. Le tavole sono tutte rigorosamente rotonde, per favorire la convivialità, e abbigliate a dovere, con tovaglie e coprimacchia ricamati, posate e lattiere in argento, piatti della linea Bernardeau e personalizzati con la "S" di Savini, e calici Schott Zwiesel, cristallizzati e soffiati a bocca. Nulla è lasciato al caso. Servizio impeccabile compreso, assicurato dal maître Alessandro Giavieri. E tutto è fatto in casa, dalla pasta fresca alla pasta sfoglia, dal pane ai grissini, dalle sfogline ai vol-au-vent. La cantina? Viene curata dal pluripremiato sommelier Luisito Perazzo, e vanta circa 500 etichette, sia italiane che straniere, spumanti e champagne annessi e connessi.

PAUSA GHIOTTA - Ma non di solo ristorante si compone il Savini. Pasticceria e caffetteria (aperte tutti i giorni dalle 8 alle 23) sono al pianterreno. Ideali per un delizioso acquisto, una fine prima colazione oppure una parentesi culinaria più snella ma altrettanto varia e vivace, con piatti di ottima qualità. I dolci? Divini, realizzati dallo chef pasticcere Alessandro Comaschi. Da provare? I pasticcini mignon (veri peccati di gola) e poi i cioccolatini e le praline, le torte, i cornetti e i panettoni. Senza dimenticare il gelato, preparato con la vaniglia del Madagascar, la mandorla di Avola, il mandarino di Ciaculli, la fragolina di Ribera, la nocciola tonda del Piemonte e il pistacchio di Bronte. Per un regalo di classe firmato Savini, invece, c'è la boutique, nel piano interrato, dove trovare anche oggettistica per la casa.