
Nella periferia di una Milano più silenziosa, si alza il sipario sul sapore. In uno spazio che tanto somiglia a un anfiteatro, con le sue tonde tavole a occhieggiare le tende rosse dell'estroso privé. Dove cenare (fino a tarda notte) a ritmo di crostacei e di pesce pregiato, in assoluta riservatezza, fra pareti blu, posateria dorata e una poltrona regale color cardinale. "È un luogo eclettico, capace di condensare tante anime", dice Domenico Antonio Di Lorenzo, titolare, insieme alla moglie Patrizia, del Millenovecento58, ristorante che mutua il nome dall'anno di nascita del suo patron. E la cui peculiarità sta in quel suo esibire uno stile fuori da ogni schema, mixando barocco e contemporaneo, velluto e rasatello, ottone e vetro di Murano. Un'oasi in cui la musica osa farsi sentire (in modo soft e, via via, con più verve), scivolando su parquet, resina glitterata e marmo a scacchi black & white. Un ambiente eccentrico, che porta pure la firma di un noto progettista-designer come Beppe Riboli.
LA PUREZZA NEL PIATTO - Massimo rispetto per gli ingredienti, cura per il dettaglio e una giusta dose di originalità. La cucina valorizza le materie prime in ricette dai sapori mediterranei, che entrano nel menu à la carte o che lo affiancano, esprimendosi in prelibatezze del giorno, proposte dallo chef a seconda del quotidiano pescato. Per piatti sempre freschi e stuzzicanti. Da non perdere? La sfilata dei carpacci e delle tartare: di tonno, di salmone e di spada. Oppure quella delle catalane: di astice, di aragosta rosa o di scampi, ingentilita da cipolla rossa di Tropea, pomodoro datterino, sedano e finocchio. E ancora, la serie dei gratinati, il riso con ostriche e champagne, gli spaghetti (dell'abruzzese maison Cavalier Cocco) ai ricci di mare e la pasta fresca con straccetti di wagyu. Mentre il branzino selvatico abbraccia sale, griglia o forno; e calamari e calamaretti sublimano in frittura.
LA CRÈME DE LA CRÈME - Parole d'ordine: ricerca e selezione dei migliori prodotti sul mercato. E in fondo al mare. Da dove vengono l'astice reale (della Sicilia), le aragoste (del Mediterraneo), il king crab (dell'Alaska) nonché gli scampi e i gamberi di Mazara del Vallo. Crostacei da assaporare al vapore, oppure da affiancare (nel plateau imperial) a un trionfo di conchigliacei, fra cui spiccano le vongole della Bretagna e le huître del bacino di Marennes-Oléron, dell'ostricoltore David Hervé: la fine de claire, la speciale ecaille d'argent e la royale cabanon, dal sapore deciso e persistente. Senza dimenticare il caviale iraniano di storioni asetra o beluga del Mar Caspio, servito con blinis; le acciughe del Mar Cantabrico e la preziosa bottarga di muggine di Cabras. Mentre il jamón ibérico Pata Negra de bellota si fa a fettine per accarezzare il palato; e la carne di wagyu (di allevamenti cileni) fa il bis di tenerezza, declinandosi in carpaccio e tartare. E per gli amanti dei latticini? Formaggi francesi con mieli e confetture della casa. Complici perfetti del variegato cestino del pane, che contempla la sfiziosa schiacciata di zucca con fiocchi d'avena e semi di girasole.
FRA DOLCI E SORSI - Tarte tatin, tiramisù, crostatina di pere e cioccolato o leggera tagliata di frutta esotica e di stagione. Anche il dessert si fa delizioso, pronto a suggellare con delicata dolcezza la cena. E nel calice? Un'ottima selezione di etichette italiane e francesi, sia di piccole che di grandi aziende. A cui si aggiungono vini di Spagna, Germania, Austria, Israele, California, Australia e Nuova Zelanda. Da notare: il carrello degli oli e degli aceti balsamici di Modena. Da provare: la Grappa Riserva del Conte Ludovico di Spessa. Da sorseggiare: lo champagne Ruinart, luminosa e raffinata espressione delle uve chardonnay. Per sorsi di charme.


