
In una via dove l’uscire a cena è da sempre un rito, si affaccia il Kiyo, con ampie e luminose vetrine sulle strada. Il suo nome in giapponese significa puro e limpido e sin dagli arredi ben si distingue nel panorama della ristorazione nipponica milanese. Il segreto c’è: a dirigerlo Moreno Fida che, insieme ai soci Francesco, Riccardo e allo chef giapponese Katsumi Soga, vanta plurime esperienze all’estero proprio nel mondo della cucina giapponese contemporanea e un significativo periodo alla corte di Nobu. Ma sono passione, professionalità e impegno, che qui tutti dimostrano, a rendere l’indirizzo speciale.
DESIGN PULITO - Lo stile degli interni, affidato al designer Giuliano Nobili, non è tipicamente zen: l'impatto è di grande luminosità, con linee pulite, leggere, minimaliste ma eleganti, che ammiccano al Nord Europa. Tre ambienti comunicanti dove protagonista è il lungo bancone dei sushimen in legno chiaro e vetro illuminato a led, attorno al quale sono distribuiti sgabelli, tavoli, sedie e divanetti in tessuto pistacchio. Alle pareti spiccano gigantografie in bianco e nero di un volto femminile giapponese, antichi ingranaggi in legno da navi e curiosi bastoni ritorti. Completano il décor eleganti librerie a ziggurat.
OMAKASE LA SERA - Il menu, giapponese contemporaneo, va oltre il classico sushi con una selezione speciale che include, tra i tanti, nigiri con capasanta e foie gras o con gambero rosso e gelatina di yuzu (caratteristico agrume giapponese), o il gunkan con granchio, gamberetto dolce e yuzukoshou (salsa a base di yuzu e soia). Lo chef è Katsumi Soga, abile cuoco giapponese da quattro anni in Italia che, oltre al sushi e alla selezione di tempura, prepara specialità crude come l’involtino di ricciola con gamberetto dolce marinata in salsa di yuzu; e la fresca kevice di pesce presentata in una scenografica ampolla di vetro, con rucola, porri e K dressing, firma dello chef. Ottime poi le ricette calde, dai gamberetti tempura creamy jalapeño al branzino cileno (una varietà oceanica di pesce dalle carni morbide e succose) marinato al miso. E ancora, il granchio reale d’Alaska in salsa tosazu (vinaigrette giapponese), che colpisce per dimensioni e gusto delle carni, il granchio morbido kara age in salsa ponzu. Non mancano i menu degustazione, ovvero gli omakase. Il primo, a base di pesce, costa 50 Euro; il secondo, vegetariano, è un incontro di frutta e verdure, ideale per la calda stagione, il prezzo è 35 Euro.
BENTO BOX A PRANZO - Cambio di portate alla luce del giorno, scegliendo tra: donburi, tipica scodella nipponica di carne, pesce o verdura cotti nel brodo; soba-udon, spaghetti giapponesi serviti caldi o freddi; oppure l’elegantissimo bento box, vassoio in legno laccato che è un viaggio tra alcuni classici del Giappone: sushi, roll, tempura, insalate, riso e miso, da accompagnare con un salutare centrifugato di frutta. I prezzi? Un piatto principale più insalata, zuppa di miso e ciotola di riso costa 15 Euro. Il bento box con sei assaggi costa invece 18 Euro.
VINO E DESSERT - Quanto al bere si possono ordinare saké, tè e birra (Kirin, Asahi, Yebisu e anche l’aromatica e leggera birra di riso De Tacchi, dal gusto delicato che piace molto alle donne), ma è il vino ad avere la meglio: la carta, fatta in collaborazione con il premiato sommelier Luca Gardini è ricercata, con etichette italiane e francesi che ben si abbinano alle poliedriche portate giapponesi (sei le proposte al calice con uno champagne). Infine la golosa lista dei dolci, con tentazioni irresistibili come la sfera di cioccolato sciolta al tavolo versandovi sopra una crema calda di cioccolato e caramello (Caramelia di Valrhona) così da rivelare un cuore di gelato al tè verde che inonda il croccante di mandorla di cui è cosparso il piatto o la deliziosa cheese cake alla vaniglia con salsa di matcha (tè verde in polvere). Ricercatezza anche nell’abbinamento di fine pasto: la speciale ampolla di shochu (distillato di grano) infuso alla frutta (ad esempio il mango), che lascia il palato pulito e dolcemente soddisfatto.