Ristorante Cacio e Pepe Milano
Le ricette di romana tradizione sposano uno spazio chic
La cucina capitolina si propone alla città meneghina. In un ambiente di design, moderno e morbido al contempo. Fatto di un su e di un giù. In una trama di legno, acciaio, vetro, cristallo e boiserie in pelle un po' anni Settanta, come le lampade-bolle gialle e arancioni sospese vicino alla scala. Un luogo contemporaneo e chic Cacio e Pepe, dove assaporare autentiche ricette romane. Servite sia nella zona soppalcata, sia sulla maestosa e pomposa tavola conviviale al pianterreno. Perfetta per socializzare se si è da soli. Ideale per cenare in compagnia degli amici.
FRA CARCIOFI E PUNTARELLE - Ai fornelli c'è lei, Luciana, romana di Roma (dove ha un altro ristorante, Il Timoniere, alla Garbatella), titolare del locale insieme al fratello Andrea e all'amico Paolo. "La nostra è stata un po' una sfida", dice l'amabile signora "volevamo vedere se i milanesi sapessero apprezzare anche la sostanza oltreché la forma". E gustose e rassicuranti le sue pietanze lo sono davvero. Pescate dalla tradizione, dalle memorie di famiglia e talvolta rilette da un tocco personale. Ecco allora le puntarelle (sfilate con il coltellino in modo che si arriccino), condite con salsina di alici e servite con la burrata o il polipo; le alicette fritte (in padella con olio extravergine) e i piatti con i carciofi, della varietà cimarolo o mammola. Cucinati alla romana (nel tegame, con olio, prezzemolo e ripieno di parmigiano e mollica); in tortino con patate e fonduta; con le seppioline; con le piccatine di vitello; con gli straccetti di manzo; e con l'uovo all'occhio di bue. Tutti realizzati espressi.
CARBONARA & CO - Intanto, il tonnarello si fa bello e cremoso. Finendo nella fondina (in porcellana bianca) insieme al cacio e al pepe. E poi ci sono i rigatoni o le fettuccine fresche all'amatriciana, la gricia (con guanciale di cinta senese) e le varianti della carbonara: ai fiori di zucca, alla crema di tartufo e al petto d'oca a dadini, al posto della pancetta. Ma da provare sono pure due grandi classici: i saltimbocca alla romana e l'abbacchio con le patate al forno. Da accompagnare a una delle numerose etichette in carta (e in bellavista), che spaziano dai nettari laziali a quelli italiani, per sconfinare nei francesi champagne.
IL QUINTO QUARTO - È la parte meno nobile dell'animale vaccino o ovino. Quel che avanza dai quattro tagli principali, i due anteriori e i due posteriori. Le frattaglie, in pratica. Che qui vengono proposte in portate succulente, quali le cotiche con i fagioli, la coda alla vaccinara, la coratella d'agnello coi carciofi o le cipolle, le animelle di vitello con i carciofi, la lingua salmistrata e la trippa alla romana, con sedano, carota, cipolla, lardo, pomodoro, una spruzzata di vino e pezzettini di fave di cacao, come la ricetta papalina docet. E per dolce? Tortini casalinghi alle mele e cannella, al cioccolato, all'ananas o alla ricotta.