È un salotto gattopardiano. Vestito di paprika e zafferano, di tessuti e dettagli preziosi. Sublimati in tendaggi, drappeggi e soffici pareti imbottite. Uno spazio intimo e avvolgente quello del ristorante
Al Ficodindia, che sedcue il palato con i profumi di una Trinacria colta e raffinata. Ritratta in ricette radicate nella tradizione ma capaci di lasciarsi sfiorare dalle ali dell'estro. "
L'intento è quello di traghettare la cucina siciliana verso una maggiore leggerezza", spiega la patronne Daniela Di Blasi, architetto di professione e ristoratrice per passione. Che ha voluto creare una casa dai nobili sapori e saperi. Suggellata da un logo disegnato dall'acquarellista Claudio Platania: uno sbarazzino fico nasuto dal piglio naïf.
TIPICITÀ CONTEMPORANEA - Meditativo e vulcanico, il giovane chef
Salvatore Giaramida vien da Trapani. Per l'esattezza da Santa Ninfa, nella Valle del Belice. E con talento e dedizione mette a frutto il suo solare bagaglio gastro-culturale giocando con la terra e il mare, con gli aromi e gli agrumi mediterranei, con le temperature e le consistenze. Grazie alla fantasia e al supporto della tecnologia di ultima generazione.
"La mia è una cucina fatta da un siculo, fondata sulla freschezza e sulla semplicità degli ingredienti che scelgo personalmente", racconta. Il risultato? Un menu dallo spirito siciliano ma dal respiro contemporaneo, che fa di levità virtù e di materia prima religione.
SOLARE LEGGEREZZA - Panelle e bollicine per iniziare. E poi ci si tuffa in acqua passeggiando per la campagna. Ecco dunque la
caponata di melanzane con gambero in gomitolo di patate (omaggio al maestro di Salvatore, lo chef Giorgio Graziano de Il Ficodindia di San Vito Lo Capo), il matarocco con spiedino di tuma fritta e sarde, la
bruschetta di gambero crudo profumato all'anice stellato con pesto al prezzemolo e il crudo di tonno alla Norma, con melanzane, salsa di pomodoro, ricotta salata e basilico. E per un buon primo? Ci sono gli spaghetti al nero di seppia con acciughe, mollica e pomodorini di Pachino, l'originale
carbonara di pesce del Mediterraneo e la tipica
busiata al pesto trapanese (a base di mandorle) con ricotta salata e mollica. E poi? Vere e proprie architetture di sapori che vanno dall'
involtino di pescatrice su caponatina di verdure alla
spigola profumata al gambero rosso di Mazara del Vallo con pomodorini, melanzane, basilico e origano, passando per l'involtino di pesce spada su patate schiacciate, olive e capperi con pesto verde. Senza dimenticare il
cous cous di pesce alla trapanese. Ogni giorno, poi, lo chef propone gustosi
fuori carta, secondo il mercato del dì.
NETTARI E DELIZIE - E per dolce? Parfait di mandorla, cassata siciliana e sbriciolata di Lina a base di amaretto e ricotta, servita con gelato al pistacchio di Bronte. Mentre nel calice finiscono i vini regionali selezionati dalla sommelière Patrizia Iaconelli. Qualche chicca? Il grillo "Lalùci" della cantina Baglio del Cristo di Campobello di Licata, i nettari biodinamici della maison ragusana Gulfi e i palermitani biologici Centopassi, figli delle terre confiscate alla mafia. E ancora, gli spumanti "Palmarès" dell'azienda Gorghi Tondi di Mazara del Vallo. Unica concessione extra Sicilia? "La polvere di Ippocrasso": un vino dalla ricetta antica, speziato con cannella, zenzero, miele e galanga.
VEZZI SICILIANI - A corredo della carta principale, a pranzo (dal martedì al venerdì) e a cena, il ristorante propone i
menu salvacrisi. Al mezzodì, formule ideali per un pranzo d'affari: un antipasto e un primo a 15 Euro, un antipasto o un primo e un secondo a 20 Euro. Alla sera, menu fisso con antipasto, primo, secondo, dessert a 35 Euro (calice di vino, acqua e caffè inclusi). Per una romantica cenetta onorata dal sapore ma non certo onerosa.