Mostra Van Gogh Milano

Mostra Van Gogh a Milano

La mostra "L'uomo e la terra" per entrare nel mood di Expo 2015

ATTENZIONE: Evento scaduto
«Non è tanto il linguaggio del pittore che si deve sentire, quanto quello della natura.»

A 62 anni dall'ultima grande mostra milanese dedicata a Vincent Van Gogh, Milano ripropone al suo pubblico i capolavori del grande artista olandese.

La mostra L'uomo e la terra, a Palazzo Reale fino all'8 marzo, presenta una lettura inedita della sua opera, in una prospettiva "influenzata" in qualche modo dalle tematiche di Expo 2015.

Autoritratto, 1887, ©Kröller-Müller Museum, Otterlo

Autoritratto, 1887, ©Kröller-Müller Museum, Otterlo

i capolavori di van gogh a palazzo reale

Tra le 47 opere di Van Gogh esposte, spiccano alcuni capolavori, come l'Autoritratto del 1887, Ritratto di Joseph Roulin (1889) o Paesaggio con covoni e luna che sorge (1889).

Articolato in sei sezioni, il percorso di Palazzo Reale si focalizza sul rapporto tra l'uomo e la natura, una tematica che è al centro di tutta l'opera vangoghiana.

Dai primi disegni, in cui Van Gogh sviluppa gradualmente la tecnica, all'esplosione accesa e vitale dei colori dei paesaggi più tardi; dai ritratti, spesso non d'individui, ma di "tipologie" – come "il contadino" - alle nature morte, che rispecchiano sempre la rustica semplicità che aveva osservato nella vita dei campi.

Paesaggio con covoni di grano e luna che sorge, 1889©Kröller-Müller Museum, Otterlo

Paesaggio con covoni di grano e luna che sorge, 1889©Kröller-Müller Museum, Otterlo

il rapporto tra VAN GOGH E LA TERRA

Kathleen Adler, curatrice della mostra, ha scritto a proposito di Van Gogh: "Nella vita di Vincent, eternamente in movimento, precario, tormentato, incapace di mettere radici, di adeguarsi alle convenzioni della società e in perenne conflitto anche con la famiglia, esiste un unico legame costante e indissolubile: quello con la terra e le sue fatiche".

L'esposizione milanese esplora proprio questo legame, che diventa per Van Gogh quasi una filosofia di vita, portando l'artista a stare dalla parte dei diseredati, dei contadini senza più dignità dal momento in cui l'industria prende il sopravvento.

Il pittore coglie e comunica attraverso la sua opera, una dimensione etica e forse addirittura anche religiosa nel lavoro dei campi.