Chia, Clemente, Cucchi, De Maria e Paladino: negli anni Settanta questi artisti, denominati la "magnifica cinquina", diedero vita a quella che il critico Achille Bonito Oliva definì
Transavanguardia. Un movimento che si distaccava dall'Arte Povera e da quella Concettuale per riaffermare l'importanza di soggettività, emotività e incertezza. Trent'anni dopo,
Palazzo Reale dedica una mostra a questa corrente, tra le più significative dell'arte novecentesca. In esposizione le tele che contribuirono ad affermare l'Italia a livello internazionale e ad attirare l'attenzione di musei e collezionisti di tutto il mondo.
Il percorso presenta le migliori opere del gruppo, i cui componenti riuscirono a declinare la medesima passione in cinque modalità diverse. Si tratta dell'affascinante "
coesistenza delle differenze", come spiega Bonito Oliva. Pennellate decise, colori forti e tele robuste sono gli strumenti con cui "
questi ragazzi" prosegue il critico "
ridarono erotismo al processo creativo, dipingendo corpi vivi e carnali, visi segnati, nature morte intense e materiche".