Il genio visionario di Salvador Dalì è protagonista della stagione espositiva 2010 di Palazzo Reale. La mostra Il sogno si avvicina indaga il rapporto del grande artista spagnolo con il paesaggio, il sogno e il desiderio. Per la sua realizzazione, fondamentali la collaborazione con la Fondazione Gala-Salvador Dalí di Figueras e i prestiti dal Reina Sofia di Madrid e altre istituzioni museali.
Quello di Dalì a Milano è un ritorno: l'artista spagnolo manca dalla città dal 1954, quando si svolse una sua personale nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale , Sala da cui trasse ispirazione per la sede della sua casa di Figueras, oggi sede della Fondazione Gala-Salvador Dalí. L'allestimento della mostra sarà a cura dell'architetto Oscar Tusquets Blanca, amico e collaboratore del celebre artista.
Nel percorso della mostra sarà fruibile il cortometraggio Destino di Salvador Dalì e Walt Disney, mai proiettato prima in Italia: Dalí lavorò al fianco di Disney tra il 1945 e il 1946 ma il film fu completato solo nel 2003; espositi anche alcuni dei disegni originali creati per il corto.
Ci tornerei volentieri.
commenti delle audioguide inutili
Devo dire splendida!
di un artista unico!
Entri, dopo aver rimandato l'appuntamento per la cena, ti aspetti una ressa incredibile, altrimenti non ti tengono fuori no? No, niente ressa, e due quadri al buio, compreso quello con cui viene pubblicizzato. Veramente organizzato con i piedi!
Entri, dopo aver rimandato l'appuntamento per la cena, ti aspetti una ressa incredibile, altrimenti non ti tengono fuori no? No, niente ressa, e due quadri al buio, compreso quello con cui viene pubblicizzato. Veramente organizzato con i piedi!
Entri, dopo aver rimandato l'appuntamento per la cena, ti aspetti una ressa incredibile, altrimenti non ti tengono fuori no? No, niente ressa, e due quadri al buio, compreso quello con cui viene pubblicizzato. Veramente organizzato con i piedi!
1. le opere sono poche
2. troppi gruppi sovrapposti, molte persone davanti i quadri, quasi si sgomita per vedere le opere
3. si arriva davanti il quadro forse più celebre della mostra"Idillio atomico e uranico melanconico"e..è completamente al buio (lampada bruciata!)
- organizzazione pessima, 1 ora di coda al freddo anche con la prenotazione
- mostra con poche opere, mancano opere significative...e scandaloso il fatto che alcuni quadi fossero male illuminati!!!
-una delle poche note positive atmosfera bella e bello il gioco di colori delle varie sale
non ci tornerei!
Penso a chi dopo 3 ore di fila è stato mandato a casa e mi domando ancora di più quale sia il quoziente intellettivo di certa gente: non credo ci voglia una laurea per capire, dopo 2 mesi di mostra (diciamo 8 sabati come quello di ieri),che forse è il caso di cambiare qualcosa
... poi per fortuna l'ho persa ma dove le trovano? e le pagano anche?
Mi chiedo a che serve chiedere un commento (è spesso disappunto) se:
1) nessuno dell'organizzazione pubblicamente si scusa, educazione vuole che....
2) nulla cambia, nell'organizzazione, rispetto a mostre viste 4/5 anni fa
3) tt gli italiani sono forse stupidi?
biglietti acquistati con ampio anticipo con prenotazione per le ore 10.30, siamo entrati ben un'ora dopo con spirito molto agguerrito e con l'entusiasmo smorzato dall'attesa di un'ora sotto la pioggia.... solo in Italia possono accadere queste cose!!!!
'Montre ta langue!' si sentiva dire il piccolo Dalì dalla governante francese che voleva esaminare la lingua del piccolo per sincerarsi del suo stato di salute. La 'persistenza della memoria' ha poi fatto in modo che il pittore dipingesse la lingua in forma di orologio (montre) dimostrando come gli arcani delle sue tele siano legati a remoti e inconsci momenti dell'infanzia.
Purtroppo l'arte, soprattutto quella d'autore, in Italia è qualcosa destinato a pochi. Bisognerebbe fare in modo che la gente possa godere dell'arte, del bello.
E ha ragione Stefano, l'organizzazione lascia sempre a desiderare.
Mi piace talmente tanto che ho i baffi come lui :-)
Giuliana da Palermo
Dalì è l'essenza della creatività.