Mostra Lucio Fontana a Milano

Omaggio a Fontana: una dimensione di purezza e spazialità assoluta

ATTENZIONE: Evento scaduto
«Io buco, passa l’infinito da lì, passa la luce, non c’è bisogno di dipingere […] tutti hanno pensato che io volessi distruggere: ma non è vero, io ho costruito, non distrutto. »

Dal 24 aprile al 31 ottobre 2015, la Fondazione Lucio Fontana e la Fondazione Marconi presentano le opere di Lucio Fontana.

Concetto spaziale, Trinità è l'opera esposta per la prima volta in Europa, nell’allestimento che l’artista elaborò in alcuni disegni del 1966, senza mai vederlo compiuto: un’opera imponente sia per le dimensioni (2 x 2 m ognuno dei tre elementi) sia per la rigorosa composizione che rimanda, attraverso la purezza del monocromo bianco, a una dimensione di infinito.

Disseminato da una teoria di buchi, come segno di una gestualità elementare, il trittico rappresenta una personalissima riflessione dell’artista, laica e poetica, sull’assoluto.

Concetto Spaziale, Teatrino, 1965 - © Fondazione Lucio Fontana

Concetto Spaziale, Teatrino, 1965 - © Fondazione Lucio Fontana

L'ALLESTIMENTO DELL'OPERA RIPRODUCE FEDELMENTE IL PROGETTO DELL'ARTISTA

L’allestimento dell’opera raffigurato dall’artista in un disegno-progetto del 1966 è fedelmente realizzato. Le tele monocromatiche, messe in risalto dai teli di plastica azzurra, sono appese a partire dal soffitto e racchiuse entro uno spazio scenico di 17 metri, che rimanda a una dimensione di purezza e di spazialità assoluta.

Le opere in mostra comprese tra il 1951 e il 1968 offrono un’idea della sua amplia attività creativa, capace di spaziare tra la figurazione e le istanze più astratte.

Tra queste figurano il “gesso”, Concetto spaziale del 1957, il Concetto spaziale del 1953 dalla serie delle “pietre”, il “taglio” Concetto spaziale, Attese del 1964; una selezione di grandi “teatrini”, 1965 e le sculture in metallo laccato dal titolo Concetto spaziale, del 1967.

Nelle sue opere emerge l’autenticità e la forza creativa del gesto di Fontana: impresso nella matericità del “gesso”, modellato attraverso le forme dei “teatrini” oppure minimale come nella purezza dei “tagli”.