Mostra Amos Gitai a Milano

Il regista israeliano ospite d'eccezione nella Sala delle Cariatidi

ATTENZIONE: Evento scaduto
Al regista israeliano Amos Gitai viene riservata la splendida Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale per l'esposizione dal titolo Strade/Ways.

Nella produzione cinematografica di Gitai si distinguono Lullaby to my father, dedicato al padre del cineasta, architetto formatosi nella scuola del Bauhaus e autore di diversi edifici in Israele.

Ci sono poi il road-movie Free Zone e Carpet, film di prossima lavorazione.

Dal set del film

Dal set del film "Lullaby to my Father" - ph Dan Bronfeld

I FILM DI AMOS GITAI INTRECCIANO UN TRIPLICE PERCORSO A PALAZZO REALE

Tutti questi titoli sono coinvolti nella mostra milanese: nello spazio raccolto della Sala delle Cariatidi vengono si snodano tre percorsi che interessano fotografia, architettura e cinema.

Il percorso espositivo prende avvio da Lullaby to my father, prosegue grazie al contributo di Gabriele Basilico, consultato da Gitai all'epoca delle riprese di Free Zone, pellicola a cui viene dedicata una sezione.

Grandi fotografie, rarissimi tappeti, proiezioni e suoni intorno al tema di Carpet, futura opera del regista, sono il cuore della mostra.

Il film racconta la storia a ritroso di un tappeto, dalla casa d'asta dove è stato battuto fino al luogo della sua produzione, attraverso immagini di luoghi, paesaggi, popoli e persone raccolte lungo tutto il viaggio.

LA SALA DELLE CARIATIDI PER LE SUGGESTIONI FILMICHE DEL REGISTA ISRAELIANO

A rendere unica la Sala delle Cariatidi sono le decorazioni gravemente danneggiate durante la seconda guerra mondiale, che ancora oggi portano i segni dei bombardamenti subiti.

Amos Gitai commenta così l'influenza che la particolare location ha avuto sull'allestimento della sua esposizione: "Con le sue statue andate in parte perdute e i suoi specchi antichi, questa sala davvero magnifica emana un fascino particolare. Proprio qui ho deciso di installare le proiezioni, di modo che gli spettatori possano prendere coscienza della sua storia. Il contesto è sempre importante: vale sia per i film che per le mostre".