
Antiche locande si rinnovano. E quella vicino al Castello Mediceo di Melegnano si è trasformata in uno spazio vivace e dinamico, grazie agli energici titolari Luca Daniotti e Mara Zambelli. È l'Osteria del Portone: dentro, un ristorante dall'anima mediterranea con incursioni regionali che si sviluppa su più livelli (due sale al pianterreno, una al primo piano e una veranda rustica-chic). A pareti dai toni bianco-vinaccia si accostano soffitti in legno e mattoni a vista. Fuori, un giardino lounge con pergolato, teatro di pranzi e cene sotto le stelle e scenario di raffinate liquide creazioni.
FRA ORTO E MARE - Lo chef Valerio Franchi fa dialogare il Nord Italia con il Mediterraneo e firma i suoi piatti con decorazioni di frutta. La gelatina di mele e la marmellata di cipolle di Tropea accompagnano i formaggi pavesi di Cascina Vercelli; il petto d'anatra è servito con pesche caramellate e pistacchi. Dal mare giungono in tavola tartare di tonno, con prugne e finocchietti; gazpacho con spiedino di spada; pollo ripieno di gamberi e asparagi, con salsa di crostacei; gnocchetti di semola al profumo di zafferano, arricchito con asparagi, pomodorini e colatura di alici. Curiosa, poi, la carta dei vini, che contempla nettari italiani, sloveni e francesi di piccoli produttori selezionati, per un viaggio che dal Bonarda di Rovescala conduce fino al Cadillac Château Salins. Non trascurando nettari Triple A e birre a tripla fermentazione italiane. Quelle dell'azienda friulana Zago e della marchigiana Tenute Collesi.
LOUNGE GARDEN - Glicini, gelsomini, betulle e bambù incorniciano comodi divanetti. Il lussurreggiante giardino è il regno dell'aperitivo, servito ogni sera dalle 18.00 alle 21.00 sui luminosi tavoli, ornati da abatjour dal tocco esotico. Accompagna i cocktail un piatto con tigelle e Lardo di Colonnata, affettati, tramezzini, spiedini di frutta, verdura in tempura, barchette con pomodorini e mozzarella, pizze e focacce. Tutto preparato con cura nella cucina del ristorante.
LA STORIA A BORDO BICCHIERE - Il lungo bancone del bar open riserva sorprese e la drink list stupisce con sorsi di storia e di ricerca. Al posto della classica lista, il cocktail book curato dal bartender Nico Mandella elenca 90 proposte: ogni drink è la riproposizione attuale di ricette storiche, secondo la filosofia Twist on Classic. I bartender del locale si raccontano, attraverso il loro signature cocktail, una sorta di firma d'autore. Qualche chicca? Lo shakerato Kerenyam, servito in coppetta senza gambo nel chilled, tondo vaso di vetro colmo di ghiaccio: gin aromatizzato al geranio, liquore di litchie, limone, zucchero liquido e Franciacorta. Guarnito con fiori e basilico, dalla tinta verde trasparente, ha un gusto medio secco e ben si adatta all'aperitivo. La vodka al tartufo home made è protagonista della Precious Cup, un piacevole abbinamento di crema ai frutti di bosco con una vera rarità, il Vermouth Carpano del 1786 e qualche fogliolina di basilico. E ancora, solare nel colore e nel gusto, il Mahiki riunisce rum delle Barbados, mescolato con polpa di mango, succo di passion fruit, arancia, zucchero alla cannella: un fresco long drink, dal gusto tropicale, dolce e fruttato, proposto nel palladio con ghiaccio tritato. Ma non finisce qui: 20 le etichette di vodka e oltre 50 quelle di rum.
